Attività Giornalistica

Il cedro, “cibo sacro” delle Sirene

Ha i colori della nazionale brasiliana e sicuramente la stessa vitalità, quella che esprime grazie al suo inconfondibile sapore che oggi troviamo in tutte le portate, dall’aperitivo sino al dolce, preparate secondo antiche ricette locali o seguendo le ricerche culinarie più sperimentali, quelle che hanno permesso al cedro di imporsi grazie alla sua duttilità gastronomica. Siamo in Calabria, lungo la striscia costiera stretta tra il mar Tirreno settentrionale e le propaggini dell’Appennino: qui, grazie ad un microclima particolare, l’agrume simbolo della cultura locale da secoli affascina sia per le sue virtù mediche che per gli antichi legami religiosi che spingono, ogni anno, centinaia di rabbini a recarsi in questa parte della Calabria, con l’unico scopo di scegliere meticolosamente il sacro frutto per la festa del “Sukkot”, antica celebrazione ebraica, rievocativa della vita del popolo di Israele nel deserto durante il viaggio verso la terra promessa. “Sorrido pensando a quegli invogli di fronde compresse e risecche, venuti di Calabria, che un giorno vi stupirono e vi incantarono, quando ve li offersi sopra una tovaglia distesa sull’erba non ancora falciata…”: era il 1916 e sulle pagine del Corriere della Sera Gabriele D’Annunzio celebrava l’agrume calabrese tra le specialità italiche.

Arrestati 12 capi ultrà. Per la Digos si tratta di una “capillare strategia criminale”

Dodici capi ultrà della curva Sud della Juve, quella del tifo più estremo, sono stati arrestati a conclusione di un’indagine condotta dalla Digos di Torino. Ieri mattina, al culmine di una lunga e complessa azione condotta dal “Gruppo criminalità organizzata” della Procura torinese, l’operazione “Last banner” ha portato al fermo una dozzina di leader degli storici gruppi del tifo organizzato che animano la curva dell’“Allianz Stadium”: dai Drughi ai “Viking”, dal “Nucleo 1985” a “Tradizione”, il tifo organizzato bianconero è stato letteralmente  squassato dall’inchiesta alla cui base ci sarebbe un presunto accordo tra i gruppi-ultrà della curva finalizzato a sottoporre a  “controllo militare” lo spazio dedicato a cori e coreografie. Destinatari di provvedimenti cautelari in carcere sono stati Dino Mocciola, storico capo dei Drughi, Salvatore Cava, Domenico Scarano, Umberto Toia, leader di Tradizione, Luca Pavarino, Sergio Genre, mentre Fabio Trincchero, Giuseppe Franzo, Christian Fasoli, Roberto Drago risultano ristretti ai domiciliari, mentre all’obbligo di dimora risultano Massimo Toia e Massimo Corrado Vitale: tutti dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata.

Chi ama la montagna o il mare nutre il sogno segreto di imbattersi in figure mitologiche come elfi e sirene. Ma il senso del viaggio è ritrovare sé stessi

Alla cara memoria di Rolando “Rolly” Marchi (1921-2013), scrittore, giornalista, “papà” del Trofeo Topolino, “cuore trentino”, la cui “Buona Neve” continua a posarsi sulle mie montagne…  

Mare o montagna? Bella domanda, soprattutto per uno come me che è nato e vive in riva al Tirreno lucano-calabrese e frequenta le altezze da quasi mezzo secolo. Ne sono convinto: tutti coloro che amano la montagna o il mare nutrono il sogno nascosto di imbattersi, prima o poi, nei magici abitatori che popolerebbero i luoghi più reconditi di boschi e foreste o quelli più profondi degli abissi marini. E’ una certezza che si è rafforzata in me leggendo le storie, i racconti o le semplici impressioni di chi, di “montagna” o di “mare”, ha scritto per passione o per professione, andando alla continua ricerca del sentiero più sconosciuto come della rotta più esaltante, per conoscere un altro tipo di via, quella interiore, spirituale, intima, privata, coglibile -come ricorda Francesco Bevilacqua- grazie a “quel viaggio di scoperta eternamente in fieri, quella lunga avventura per valli, crinali, gole, foreste, pareti di roccia, grotte, (che) non hanno soltanto una dimensione geografica, ma anche un orizzonte  interiore” .

Sono di parte, inutile nasconderlo, non foss’altro per condividerne l’età: evidentemente quel settembre del 1969 ha lanciato buoni frutti sul terreno, in questo caso fatto di rilievi, cime, vette, vallate. Devo molto alla casa editrice “Il Coscile”, in termini umani, culturali e professionali: oggi, festeggiandone il 50° anniversario della nascita, non posso non ripercorrere con la memoria, viva ed attenta, i miei quasi ventidue anni di vita passati a stretto contatto con il suo ideatore e fondatore, uno di quegli intellettuali calabresi contemporanei che tengono alta la bandiera dell’impegno culturale e sociale in una terra, diciamolo francamente, difficile se non ostica, ruvida se non crespa, spesso difficile da vivere, se non impossibile in alcune sue sfaccettature. Un’avventura editoriale che spegne cinquanta candeline non è roba di poco conto in Calabria, e non solo dal punto di vista commerciale: potrei dilungarmi sui tremila anni di storia di questa terra, lodare le sue bellezze naturali, soffermarmi sull’immenso capitale umano che l’ha attraversata, ma poi finirei, inesorabilmente, per imbattermi con un presente - che tra l’altro dura da non so più quanto tempo…- spesso imbarazzante se non addirittura difficile da vivere in alcune sue caratteristiche.

Boss al carcere duro, ma decideva tutto

Antonino Caridi, attraverso la moglie, spediva “pizzini” con cui continuava a dare ordini
Non era ancora l’alba di ieri, a Reggio Calabria, quando 150 agenti della Polizia di Stato, sotto le direttive della Dda presso la Procura della Repubblica e coordinati dal procuratore capo Giovanni Bombardieri e dai sostituti Stefano Musolino e Walter Ignazitto, eseguivano di 17 ordinanze di custodia cautelare, 12 in carcere e 5 agli arresti domiciliari, a carico di altrettanti indagati con la pesante accusa di essere affiliati, o comunque contigui, alla potente cosca Libri. Associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, turbata libertà degli incanti, porto illegale in luogo pubblico di arma comune da sparo, con l’aggravate dell’agevolazione mafiosa, e tentata corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, sono le ipotesi investigative contestate anche a tre politici regionali di primissimo piano, tutti immediatamente sospesi dai rispettivi partiti, quali il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Sebastiano “Seby” Romeo, ristretto ai domiciliari, l’ex assessore regionale al bilancio, sempre in quota Pd, Demetrio Naccari Carlizzi, indagato ma non destinatario di misure cautelari, ed il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Alessandro Nicolò, per il quale si sono aperte direttamente le porte del carcere, con l’accusa di associazione mafiosa, quale referente politico delle storiche cosche di ‘ndrangheta Libri e De Stefano-Tegano.

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