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Il percorso di fede e l’impegno intellettuale di Peppino Serio

Anni di battaglie condotte sul fronte dei diritti umani e dell’educazione alla legalità sembrano proprio non pesare su Peppino Serio che rilancia il tema più caro a lui ed all'intera comunità pedagogica italiana, raccolta in Calabria dalla fine degli anni Settanta attorno ad un progetto culturale che era soprattutto -e lo è tutt’ora- un forte e sentito progetto umano. La vita personale e professionale di questo dinamico filosofo e pedagogista -classe 1925- subì un’improvvisa accelerazione all’indomani della tragica scomparsa del giovanissimo figlio Gianfrancesco travolto sul ciglio di un’arteria praiese a seguito di un drammatico incidente stradale: fu la creazione dell’Associazione degli Amici dell’Uomo (dal 1977 al 1979) fondata con lo scopo di onorare la memoria del giovane e farsi promotrice di una cultura che tutelasse la vita umana, la pace e i diritti umani, ad avviare un’intensa attività scientifica capace di attirare proprio a Praia uno stuolo imponente di personalità della cultura nazionale ed internazionale, pronte ad animare gli ormai famosi convegni di studio, dedicati ogni due anni a tematiche di forte impatto sociale.

Poi, sarebbero seguite, nel 1980, la Fondazione Gianfrancesco Serio ed ancora, nel 2006,  l’omonima Associazione di volontariato culturale, a continuare a svolgere il ruolo di promozione della cultura della vita, incentrata sul dialogo per la legalità e la giustizia, considerati pilastri che contrastano quanto Serio stesso definisce la “gaiezza del nichilismo”. Con il recente “Etica, politica, economia di comunione” (Armando, 2016) il pedagogista  continua un percorso che lo vede protagonista in terra di Calabria, con interessanti analisi tra il piano politico e l’approccio etico.
Professore, colpisce sempre la sua testardaggine sui temi che l’hanno resa protagonista in Calabria di un quarantennale dibattito culturale.  
“L’ultimo saggio intende essere un ulteriore “contributo” a riflettere, a informarsi, a progettare, a mettere in circolazione idee: è una pietruzza che si colloca nella collana editoriale “Scientia” che una prestigiosa casa editrice come la Armando mi ha affidato per amplificare la visibilità di un percorso nato attorno ad un evento luttuoso che ha colpito la mia famiglia: ma, soprattutto, per aumentare il numero dei lettori e degli interlocutori con i quali in seguito la Fondazione e l’Associazione hanno intessuto un fecondo dialogo in questi quarant’anni. Mi piacerebbe che questo testo aspirasse a circolare in molte copie e a restare a lungo sui tavoli e sulle scrivanie prima di trovare spazio nelle biblioteche.  Chi mi conosce almeno da quell’evento che sta alla base del mio profondo impegno, sa bene che il filo conduttore della mia vita è contrassegnato dalla promozione della cultura della pace: in decine di incontri, convegni, relazioni, conversazioni -sia quelli organizzati dal gruppo culturale che ho l’onore di rappresentare, sia quelli cui continuo a partecipare-  sul tema della violenza, ad esempio, incontrando proprio le vittime delle diverse di tipologie, ho ascoltato anche i perseguitati per motivi di giustizia e dagli incontri ho scoperto che la felicità fiorisce nella scelta di amare i poveri che ricambiano con un’offerta di letizia. Mi sovviene San Francesco di Assisi che diceva a Frate Leone che proprio la perfetta letizia nasce solo coltivando un progetto d’amore della mente, in comunione con il cuore”.
A curare la Prefazione è stato Don Francesco Savino, Vescovo di Cassano allo Jonio che ha parlato di umanizzazione di freddi elenchi di dati statistici…   
“Nell’età dell’individualismo sociale, dell’invisibilità umana, del relativismo esasperato, ho messo l’accento -e con me il Pastore di una Diocesi della provincia cosentina-  su temi che trent’anni addietro pensavamo di poter finalmente considerare superati o almeno superabili: quando iniziammo la riflessione sulla povertà, ad esempio, eravamo almeno speranzosi che tre, quattro decenni dopo il problema sarebbe arrivato almeno ad una prima definizione, ad una sua messa all’angolo. Oggi, drammaticamente, constato che la realtà ha superato la fantasia: continuiamo a vivere in un mondo in cui, per dirla con Papa Francesco,  milioni di persone vengono private della libertà e costrette a vivere in condizioni assimilabili a quelle della schiavitù, con lavoratori malpagati, migranti in cerca di lavoro nero, donne costrette a prostituirsi, minori venduti, organi umani oggetto di mercimonio, bambini rapiti e soggetti a pratiche aberranti. Sembra che il mondo si sia incamminato verso la propria autodistruzione umana e sociale!”.
Nel Suo libro si rincorrono filosofia e ricerca della fede, buone pratiche politiche ed economiche e impegno per la legalità.
“Sono i temi che mi accompagnano da una vita, come testimonianza di cattolico impegnato nel sociale, nel culturale e nel …politico, riferendomi al più ampio e complessivo interesse ai temi che, comunque, occupano la società degli uomini. Prima la dignità umana, poi il denaro! L’ho scritto, a chiare lettere, come capitolo del libro: questo perché il valore della dignità di ogni persona è assolutamente superiore al denaro, in quanto è costituito da risorse come l’intelligenza e l’amore, veri capisaldi di ogni vita orientata verso l’uomo. La nostra -e lo è da molti anni, per la verità-  risulta essere una società in cui è prevalsa l’idea che la felicità sia il risultato solo dell’accumulazione sfrenata della ricchezza, al punto che la cultura dell’avere risulta, a sua volta, la causa principale del conflitto tra popoli e Stati che stanno riducendo il nostro pianeta ad un deserto. In ciascuno dei campi da me sfiorati nel saggio il richiamo ai capisaldi della mia vita è forte proprio perché vale quasi come invito a proseguire sulla strada maestra, la mia come quella delle decine di autorevoli personalità della cultura con cui mi sono confrontato sui temi in questione. Si tratta di un invito collettivo a percorrere strade difficili ma non impossibili”.
Fede e cultura dell’altro sembrano direttrici costanti di questa “strada maestra”.
 “So bene che si tratta di una via molto difficile da percorrere, una sorta di sentiero irto di spine non facilmente asportabili. Nelle pagine della mia recente riflessione prendo come esempi di vita Padre Alex Zanotelli e Papa Francesco: ebbene, testimoniare la fede sarà possibile proprio se ci comportiamo come loro, intesi a realizzare la vera Chiesa come casa povera, di tutti. La fede si può vivere proprio nella quotidianità dei luoghi in cui ci troviamo a servire gli altri che sono diversi dalla nostra condizione sociale: i forestieri. gli ammalati soli, gli ignudi. Non è possibile amare nostro Signore senza rispettare coloro che incontriamo sulla via spinosa dove, involontariamente o con la nostra indifferenza, li abbiamo emarginati con il nostro egoismo. E so anche bene che testimoniare la fede non è semplice se ciascuno di noi non cerca la via spinosa che è proprio quella sui cui è possibile incontrare il Signore, riflesso sui volti degli esclusi che sono senza voce per farsi ascoltare da chi elabora le politiche degli organismi internazionali che reggono le sorti dell’economia mondiale producendo effetti disastrosi nei paesi poveri con tagli alla spesa pubblica, contenimento dei consumi, blocco dei salari”.
Non poteva mancare la Calabria, tre le Sue righe… 
“Mi attendevo questo accenno. Della nostra terra parliamo quotidianamente e non soltanto quando la cronaca giudiziaria, giorno dopo giorno, ce la presenta a tinte ormai nere. Quel cancro chiamato ‘ndrangheta è una della cause principali -la principale?- che lascia la mia terra  nello stato di arretratezza economico-culturale che ho cercato di esporre nelle ultime pagine del saggio. Lo sviluppo di questa nostra splendida penisola, connesso al fattore culturale, dipende solo dalla capacità di questa regione ospitale che dovrebbe o potrebbe impedire che pochi mafiosi contrastino il cammino verso la civiltà del lavoro dei calabresi che, nel mondo hanno conquistato posti e luoghi di prestigio nella cultura, nell’economia, nelle scienze e nella stessa politica, intesa -ovviamente- come servizio alle persone. Qui da noi, il volontariato deve essere la sfida, in senso etico, in quanto può dare valore alla persona: ecco perché proprio in questo ambito particolare propongo la mia ricetta di “economia di comunione” come servizio per la vita, non per il profitto che produce povertà e che non consente a tutti l’accesso al pane quotidiano. Certo, si tratta di una sfida quasi impari, titanica, perché ha natura politica o di volontariato politico per amministrare almeno i Comuni più piccoli erogando ai consiglieri il solo rimborso delle spese sostenute come amministratori pubblici, senza stipendio, al fine di acquisire sul campo l’esperienza della legalità”.
Professore, siamo realisti! La politica amministrativa, soprattutto in Calabria, è da sempre terreno di accaparramento di potere e ricchezza…                                     
“La mala politica e la criminalità rappresentano un costo elevato per la stessa economia regionale che deprime le attività imprenditoriali e depotenzia l’intraprendenza imprenditoriale scoraggiando gli investimenti. Qui sta il punto. La nostra terra non è, nè può passare come un deserto o un’area refrattaria alla crescita e alla modernizzazione economica…” . 
Parole ammantate di amore, ma al tempo stesso velate di nostalgia e rimpianto. E’ la sorte che capita ad ogni intellettuale radicato nel proprio territorio che non ha certo difficoltà ad accreditarsi per quello che afferma e per la prospettiva di valore che assume, e non solo per l’affetto che lo alimenta. Ed il prestigio culturale non è un fattore distraente, ma costituisce un valore aggiunto anche per questo libro: valore che sta nella credibilità del suo autore e nella testimonianza della sua vita, che è essa stessa una eloquentissima e perenne lezione di pedagogia.

Cronache delle Calabrie, pag. 22                             Egidio Lorito, 20 /02/2017

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