Magdi Allam, Roberto Saviano, Luigi De Magistris, Clementina Forleo, Antonio Massari, sono stati protagonisti di questa mia rubrica. Ad ognuno di loro ho dedicato uno o più commenti. Li ho conosciuti, li ho presentati, ne ho studiato a fondo i libri e la personalità. Non ho avuto paura di schierarmi al loro fianco. Poi, un bel pomeriggio di un mese fa, nell’incantevole scenario di Orsomarso -ameno borgo “dolomitico” dell’alto-tirreno cosentino- partecipo alla presentazione di un libro che già faceva bella mostra di sé nella mia biblioteca, sezione Basilicata. Anzi, Lucania come preferisco chiamare la terra da cui proviene il 50% delle mie origini.

Ad invitarmi è il caro amico Cosimo, dalla cui abitazione mi diletto anche a scattare alcune foto delle sovrastanti cime innevate che rendono questo borgo, dalla storia millenaria, ancora più affascinante. “Quando la mafia non esiste. Malaffare e affari della mala in Basilicata” (Edizioni Gruppo Abele) racconta una di quelle verità scomode nella nostra Italia contemporanea: racconta di come una piccolissima Regione dell’Italia meridionale, sempre e da sempre considerata un’isola felice (Lucania Felix, appunto) celasse, al contrario, misteri di ogni sorta che tali -cioè nascosti- sembrava dovessero rimanere: che tali occorreva far rimanere! “Basilicata, isola felice. Così era definita la regione per marcare una diversità con quelle confinanti o vicine: Puglia, Campania, Calabria; una distinzione che suonava come una presa di distanza. Al riparo di questo luogo comune poteva accadere di tutto, perché nessuno se ne accorgeva oppure -ammesso che se ne accorgesse- non ne avrebbero parlato per evitare di sfregiare quel mito, di infrangere le luccicanti vetrine di quella consolante affabulazione sulla realtà regionale incontaminata e impenetrabile alle aggressioni esterne”. Francesco Forgione, che da Presidente della commissione parlamentare antimafia ha curato la prefazione, ha centrato il cuore delle quasi 500 pagine di questo scritto: c’è tutta la storia recente -almeno l’ultimo quarantennio- della mia terra paterna, stretta -come in un abbraccio mortale- tra altre terre che poco alla volta ne hanno fatto un luogo di conquista; ci sono tutti i nomi che ho imparato a memoria in 39 anni di frequentazione di questi luoghi all’ombra del Pollino, del Sirino, dell’Alpi -le mie montagne- che pensavo celassero soltanto i fantasmi di un brigantaggio eroico. Pensavo! Ora Don Marcello Cozzi ci parla di un’altra Lucania, maledetta, dannata e misteriosa. Ma -disgraziatamente- non più “isola felice”. Non più Felice. Carlo Levi mi sembra lontanissimo… 

L’Eco di Basilicata. Anno VIII n. 7- 01 Aprile 2009                               
Egidio Lorito
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